giovedì 23 marzo 2017

Surrealismo

Andare al colloquio con l'insegnante di lettere di Alice, colloquio prenotato all'ultimo secondo grazie a qualcuno che deve aver disdetto.
Trovare due amiche con cui fare allegramente salotto in attesa di essere ricevute.
Attendere un bel po', perché una delle suddette amiche - mamma di storica compagna di Alice - pare debba raccontare la storia dalle origini, anche se sospetti di sapere di cosa stia parlando.
Avere conferma dei tuoi sospetti quando la prof esce e ti chiede se hai problemi a fare un simpatico colloquio collettivo, "tanto vi conoscete bene e poi non è delle vostre figlie che vorrei parlare" (io però parlerei volentieri della mia, anche solo un pochino).
Trovarsi coinvolta, come già sapevi che sarebbe successo - in una penosa situazione di classe, in cui fra i 29 componenti dell'allegra comitiva si trova un ragazzino che definire problematico (per sé e per gli altri) denota una grave problema di sottovalutazione della realtà.
Cercare di capire cosa si può fare, sia per lui che per gli altri, visto che stiamo a tre mesi scarsi dagli esami e saranno pure solo esami di terza media, ma per i ragazzini sono importanti.
Ascoltarsi pronunciare frasi un po' politicamente scorrette, del tipo: sono molto felice che stiate cercando di non perdere del tutto il ragazzino, ma sarei anche più felice di sentire cosa state facendo per gli altri che vorrebbero andare a scuola serenamente.
Avere di fronte un'insegnante (che stimo molto) in profonda crisi personale, desiderosa di conferme sul proprio operato, più volte sul punto di commuoversi parlando dei ragazzi e dell'insegnamento, così bisognosa di un punto d'appoggio da passare senza rendersi conto dal Lei al Tu con noi mamme.
Decidere che detesti profondamente un gruppetto di genitori, che peraltro avevi già catalogato da prima, definiti con una smorfia dalla prof "famiglie bene", che appoggiano senza problemi i loro maleducatissimi figli.
Uscire dalla scuola un po' frastornata e pensierosa, sentendoti come se avessi dimenticato di fare qualcosa.
In effetti sì, hai dimenticato di chiedere di tua figlia, anche se solo per cinque minuti e anche se in presenza dell'altra mamma.
Ora lei è seduta davanti a te in ufficio, sgranocchia il suo toast in attesa di andare a ginnastica e ti sta chiedendo come sia andato il colloquio, pensando che tu stia scrivendo una lunga mail di lavoro mentre invece stai finendo di scrivere il post.
Adesso mi concentro e penso cosa dirle...

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