giovedì 27 novembre 2014

L'Isola che non c'è ora c'è

Ecco, l'ho fatto.
Ho riflettuto, tentennato, rimuginato.. alla fine sono riuscita a cambiare nome al blog.
Non so se sia una cosa "buona e giusta", ma l'ho fatto comunque.
Ho pensato se aprire un nuovo blog, se cambiare piattaforma, se cambiare nome... alla fine per ora ho semplicemente cambiato il nome, perché non voglio che nulla di quello che ho scritto fino ad ora vada perso. Ma sto facendo esperimenti.
Per me i contenuti di questo blog sono momenti di riflessione che hanno avuto un certo peso e che mi rappresentano.
Tuttavia, il titolo dato al blog in origine non mi apparteneva più, mi sembrava che con me non avesse più nulla a che vedere.
April non c'è più da parecchio, io sono Chiara.
E' vero, questo blog tratta di piccole cose, di fatterelli e considerazioni senza importanza.
Però sono importanti per me, quindi mi sembrava di svilire i miei stessi pensieri.
Questo blog è la mia isola che non c'è: pochi amici "in carne ed ossa" sanno della sua esistenza (per la precisione solo due), tutti gli altri devono riuscire ad approdare qui, che sia per caso o per intenzione.
Questo blog racconta il mio piccolo viaggio, nella vita e dentro di me: quindi mi piace descriverlo con una frase che parli di viaggi in senso lato
Evito per ora di modificare l'indirizzo del blog... è vero che ci capitano sempre le stesse due o tre persone, ma temo di fare pasticci.
Anzi: se qualcuno sa dirmi che succede in caso di modifiche di indirizzo, grazie mille.
Siete i benvenuti sulla mia Isola, tutti.

martedì 25 novembre 2014

Dottor Jeckyll e Mr. Hyde

Primo colloquio con il prof di latino e storia di Elisa.
La sua fama l'ha preceduto, ma questo non importa... gli studenti si premurano sempre di "preparare" i loro genitori prima di un colloquio con un prof. sconosciuto, e di certo Elisa non sfugge a questa regola.
Impressione mia, di fronte a questo cinquantenne distinto che so essere ultra appassionato di latino e greco tanto da risultare - ahimè- persino eccessivo per un liceo scientifico:
mi ha descritto Elisa come se la conoscesse da sempre anziché da due mesi, ha colto perfettamente le sue sfumature di carattere, il suo essere forte e determinata malgrado la timidezza, il suo sottile senso dell'ironia e dell'umorismo.
Parla con tono affabile e pacato, sorride molto e si compiace per i bei voti della sua discepola e per l'andamento della classe in generale.
Fin qui tutto bene: dovrebbe essere il mio insegnante ideale.
Invece no, perché le descrizioni di mia figlia sono le seguenti:
è isterico, urla come un folle in testa ai ragazzi tanto che nella classe accanto interrompono la lezione per il troppo rumore, si lamenta di continuo del livello deplorevole di preparazione dei suoi alunni ed ha la simpatica abitudine di ingannare il tempo sbirciando Facebook dal suo Ipad intanto che interroga i ragazzini.
Non solo: finge di dimenticare di avere interrogato Elisa in latino e non le assegna il suo voto per tre-giorni-tre; quando gli viene ricordato dalla classe che invece è stata interrogata si dichiara sorpreso e proclama che, non ricordandosene affatto, il voto non potrà essere che un voto "intermedio".. diciamo un cinque e mezzo...
Sul registro elettronico è poi comparso un nove: segno che si ricordava benissimo non solo di averla interrogata, ma anche di come fosse andata la faccenda.
E quindi...? A chi giova tutto questo?
Non ai ragazzi, non ai genitori, ma di sicuro neppure a lui.
Ho la fortuna di avere una figlia che tutto si può definire tranne che inattendibile,  e questo mi facilità parecchio il compito di capire con chi ho realmente a che fare.
Ma è possibile trovarsi costretti - per ruolo -  a difendere con i propri figli un insegnante che sarà pure molto colto e preparato, ma sul piano del comportamento e dell'esempio che fornisce è indifendibile?
Se guardasse un po' meno FB probabilmente si ricorderebbe di chi interroga e di come vanno le cose.
 

lunedì 24 novembre 2014

Ci sarà una volta

C'è una casetta in Linguadoca.
E' chiara, piccola, con un piccolo giardino di oleandri e menta.
Un po' spogli al momento, sia la casa che il giardino, ma si faranno.. come tutte le cose.
Sono in una cittadina sul mare, ad un passo da campagna e da vigneti nani (anzi, nanissimi) di uva moscato; posto tranquillo e piacevole, con cieli blu e clima mite.
E' probabile che andremo d'accordo: un inizio, per una come me che dà importanza al significato delle parole, è per definizione piccolo e talvolta persino spoglio.
Tutto il resto, se è destino che ci sia, deve essere risultato di una crescita: lenta o veloce, ma crescita.
Avevo  un sogno: ancora presto per sapere se questo gli assomiglierà un po' o invece per niente.
Ma ho tutto il tempo che voglio per capirlo.
E forse andrà bene anche se sarà qualcosa di diverso.

martedì 18 novembre 2014

Comunicazione di servizio

L'ennesimo coup de coeur..
Ho aggiunto a lato un piccolo banner, "Yummy Magazine", frutto delle solite scorribande - ahimè- virtuali delle pause pranzo in ufficio.
Per amore di precisione, l'ho trovato sul blog di Chiara That's amore (che ha pubblicato su diversi numeri del magazine alcune sue ricette) e me ne sono appropriata.
Carina l'idea della rivista consultabile gratuitamente in tutti i suoi aggiornamenti e numeri passati, ancora più bello il suo team di lavoro con relativi blog di cucina: blog davvero deliziosi.
E ancora più divertente sarebbe  l'idea di proporre una propria ricetta... perché no?
Insomma... la pausa pranzo è finita, ma cincischio: per l'ennesima volta si è aperta una finestra sul mondo che non ho proprio voglia di richiudere.

giovedì 13 novembre 2014

La favola di Kanako

 
 
Lei è una delle mie illustratrici preferite, insieme a Soledad Bravi.
Il sito (e relativa app) uno dei miei stra-preferiti, sia perché racconta di Parigi e dei suoi mille angoli come se fosse un continuo sogno (e Parigi non è altro che un continuo sogno) sia perché è strutturato in un modo accattivante e gioioso che a me piace tanto.
 
Questo piccolo video racconta la nascita del progetto e della fiaba di Kanako, ragazza giapponese approdata a Parigi con una valigia piena di sogni.
Io sono in un periodo un po' emotivo, lo riconosco, ma mi è sin venuto da piangere per la commozione.
Guardatelo se avete tre minuti di tempo.. anche se non comprendete il francese i disegni parlano da soli.
E siccome  le favole - soprattutto quelle a lieto fine - sono sempre meno, credo faccia bene a tutti un momento di positività.

sabato 8 novembre 2014

Chi ben comincia

Ieri pomeriggio prima riunione di classe al liceo di Elisa con tutti gli insegnanti.
Inutile dire che ero curiosa a mille: prima esperienza come mamma di liceale, ambiente sconosciuto, tante aspettative.
In realtà l'atteggiamento positivo di Elisa nei confronti di questo nuovo cammino mi aveva già appagato più che abbondantemente, ma la curiosità era comunque tanta.
E non sono stata delusa, anzi, sorpresa.
Non ero preparata a sentire insegnanti così soddisfatti dei loro alunni, considerati globalmente come classe, dopo solo due mesi di scuola.
Non si è sentito nulla delle solite critiche mosse agli  apatici adolescenti dei nostri giorni: sono stati definiti intelligenti, spiritosi, educati, interessati e partecipi.
Praticamente 28 perle rare. Forse 26, perché due ahimè sembrano già in pericolo,  ma è già un ottimo livello.
Già così il mio orgoglio di mamma, anche per i figli non miei, era enorme. 
Ma poi mi sono quasi commossa.
Mi ero dimenticata che al liceo esistono anche i rappresentanti di classe degli alunni, nel nostro caso un ragazzo ed una ragazza: timidi e molto educati, compresi nel loro ruolo tanto da prendere appunti come noi rappresentanti dei genitori. 
Credo che mi rimarrà impresso per un bel po' lo sguardo di approvazione,  orgoglio e tenerezza che brillava negli occhi del solito  F. mentre i "suoi" ragazzini intervenivano in modo assolutamente pertinente: credo che non avrebbe gongolato di più neppure se fossero stati suoi figli.
Non ha tolto loro gli occhi di dosso un secondo, con grandi sorrisi di incoraggiamento.
Alla fine promossi... Ragazzi (speriamo che duri!) e insegnanti (In verità: una insegnante per me bocciata, ed un altro su cui ho forti dubbi ancora sub giudice perché non c'era).
Chi invece è bocciato senza appello sono i genitori: alla prima riunione della prima liceo erano presenti solo in due, oltre ai due rappresentanti.

P.S.: secondo Blogger questo è il mio post n. 200; non che sia un granché, ma non pensavo che ci sarei mai arrivata.

venerdì 7 novembre 2014

La strega

immagine da donna.nanopress.it
 
Devo dire che queste cose mi hanno da sempre affascinato, ma la mia natura scettica e tendenzialmente razionale mi ha finora portato a snobbare un po' questo "mondo" e le sue possibilità.
Le ho sempre considerate un po' delle stregonerie per gente che ha del tempo da perdere.
Invece mi rendo conto che il mondo dell'erboristeria, degli olii essenziali (vero Ste?), della fitoterapia è un vero universo e mi affascina da morire.
Forse anche perché da un po' di tempo mi sono avvicinata (ri-vero Ste?) al mondo della riflessologia plantare con estrema soddisfazione e pari interesse.
Comunque, il simpatico (bah) piccolo borgo che mi vede da tempo fra i suoi abitanti in alcuni casi decide di stupirmi per cercare di farmi cambiare idea.
Non ci riuscirà mai, nel complesso, ma gli do atto che qua e là nasconde davvero delle piccole chicche.
Ieri mattina durante il solito tragitto dal caffè delle mamme all'ufficio ho finalmente trovato aperta una piccola erboristeria davanti a cui passo ogni giorno ma che ha orari assolutamente poco coincidenti con i miei.
Ieri era aperta e mi ci sono subito infilata.
E' un piccolo negozio un po' buio, come un vero antro da strega, sovraffollato di scaffali, vasi di erbe, creme varie e, soprattutto, pervaso da un profumo paradisiaco.
Sono stata accolta da una signora anziana piccolina, minuta, con uno scialle sulle spalle.
Non mi ha quasi lasciato parlare... mi ha infilato la testa in un sacchettone ormai vuoto ma ancora pieno del profumo che aleggiava nell'aria.
Mi ha spiegato che aveva aperto in anticipo, perché si era messa a preparare ben un chilo (!) di tisane per regali che le avevano commissionato.
Mentre parlava delle sue erbe, e mi dava spiegazioni su quello che nel frattempo ero riuscita a chiederle ed anche su molto di più, aveva la voce sommessa e lo sguardo sereno e un po' trasognato che aveva la mia prof di filosofia quando parlava del suo adorato Platone e del mondo delle idee.... non so se mi spiego.
Ovviamente sono uscita da lì (dopo quasi mezz'ora....) avendo acquistato cose che non avevo assolutamente in mente quando sono entrata, ma non importa.
Mentre andavo in ufficio, ancora con quel profumo di erbe e spezie nelle narici, ho deciso che se rinasco faccio la strega. Anzi, magari non aspetto nemmeno di rinascere.
 

mercoledì 5 novembre 2014

Una vita in un anno

Questo post si riallaccia un po' al precedente.
Non per pedanteria, ma perché quest'ultimo anno - per amore o per forza - mi ha portato veramente a fare tante riflessioni sui percorsi della vita.
A questo punto, più che altro a mio beneficio e per potermi ricordare di tutto un domani, mi sento di esprimere alcuni pensieri.
Ho passato un discreto numero di anni a lamentarmi a vario titolo di alcuni momenti piuttosto pesanti che la vita mi ha riservato (come se il problema lo avessi solo io) e di diverse scelte che io stessa avevo fatto, in piena libertà e senza che nessuno mi puntasse il coltello alla gola.
Tutto quello che riuscivo a fare era recriminare: contro me stessa, il destino, la cittadina tristanzuola in cui vivo (che non mi piace e non mi piacerà mai, ma alla fine mi ci sono infilata io), il lavoro che non è più neppure il pallido simulacro di quello che avrei voluto (e a mio dire potuto) fare.
Poi il destino, sempre lui, ha messo sul mio cammino una persona, per molte ragioni la più improbabile che potesse scegliere ma forse proprio per questo la più adatta a me.
Non so come ho potuto farlo, ma nella mia infinita presunzione  ho pensato che per solo effetto di questo dono del destino la mia vita potesse e dovesse cambiare in poco tempo, come per magia.
E invece no: le magie ci sono solo nelle favole, tutto il resto è solo duro lavoro. 
Le difficoltà (personali, geografiche e chi più ne ha più ne metta) si sono appalesate nel giro di poco e pur non potendo io farci niente ( ma forse proprio a causa di questo)  mi hanno logorato ad un punto tale che non avrei mai creduto possibile, portandomi a ritenere di non meritare davvero niente dalla vita.
Tutto questo accadeva un anno fa esattamente in questi giorni.
Per tirarmene fuori in qualche modo non sono stata capace di fare altro che dare un calcio a tutto e allontanarmene a tutta velocità, per cercare di sopravvivere e non continuare fare del male a me stessa oltre che ad altri.
Mi è toccato un anno di lavoro faticosissimo su me stessa e sul mio modo di vedere cose e persone.
Forse mi ci voleva per crescere un po' e abbandonare l'atteggiamento viziato di "creditrice verso la vita".
Perchè il destino non fa niente per caso, e di solito ha sempre ragione e buona memoria.
E siccome ha ragione e memoria, ha scelto proprio questi stessi giorni, un anno dopo, per dare una svolta a tante situazioni che ostacolavano possibilità ulteriori.
Ci abbiamo lavorato alacremente in due, a mille chilometri di distanza, ognuno come ha potuto.
Cosa succederà non lo so, ma almeno qualcosa ho imparato.
Ho almeno imparato che talvolta la cosa che mi è sempre sembrata la più inutile,  cioè aspettare ed avere pazienza, essere presenti anche se lontani, è l'unica cosa che può dare forza e motivazione  a chi invece deve agire.
Se guardo quello che ho, che è esattamente uguale a quello che avevo un anno fa, mi sento tanto più ricca.
I pensieri di alcune persone non mi feriscono più.
La mia cittadina è sempre deprimente, ma indiscutibilmente illuminata da alcune persone che ci vivono.
Il destino non dà sempre una seconda possibilità, ma qualche volta capita che ne dia persino una terza.
E che ti costringa a crescere in un anno tanto quanto avresti dovuto riuscire a fare in una vita.
La prossima volta che nasco cercherò di essere più sveglia e meno presuntuosa.